Kitabı oxu: «Distruzione: Poema Futurista»

Şrift:

F. T. Marinetti

Distruzione: Poema Futurista


Pubblicato da Good Press, 2020

goodpress@okpublishing.info

EAN 4064066072575

Indice

F. T. MARINETTI

EDIZIONI FUTURISTE

DEDICA

CON QUESTO GRIDO HA PRINCIPIO. IL POEMA EPICO. «LA CONQUISTA DELLE STELLE»

SCHELETRO DEL POEMA.

La Conquête des Etoiles, poème épique. (3.me édition). Editions de la «Plume». Paris……………………. Frs. 3.50

Destruction, poèmes Léon Vanier, éditeur. Paris…. » 3.50

La Momie Sanglante, poème dramatique Editions du «Verde e Azzurro». Milan………………………………. » 2.—

D'Annunzio intime, (4.me édition). Editions du «Verde e Azzurro». Milan………………………………….. » 2.—

Le Roi Bombance, tragédie satirique. (3me édition). Editions du «Mercure de France. Paris………………………. » 3.50

La Ville charnelle, (4.me édition). E. Sansot et C.ie éditeurs. Paris…………………………………………….. » 3.50

Les Dieux s'en vont, D'Annunzio reste, (11.me édition).

E. Sansot et C.ie, éditeurs. Paris………………… » 3.50

La Conquête des Etoiles, (4.me édition suivie des jugements

de la Presse internationale). E. Sansot et C.ie éditeurs. Paris…………………………………………… » 3.50

Poupées électriques, drame en trois actes en prose, avec

une préface sur le Futurisme. (4.me édition). E. Sansot et C.ie, éditeurs. Paris………………………….. » 3.50

Enquête Internationale sur le vers libre, précedée du premier

Manifeste du Futurisme. (8.me mille). Editions Futuristes de «Poesia». Milan……………………………….. » 3.50

Mafarka le Futuriste, roman africain. (21.me mille). E. Sansot et C.ie, éditeurs. Paris………………………….. » 3.50

Re Baldoria, traduzione della tragedia satirica «Le Roi Bombance». Fratelli Treves, editori. Milano…………………… » 4.—

Mafarka il Futurista, romanzo, tradotto da Decio Cinti

(12º migliaio). Edizioni Futuriste di «Poesia». Milano » 3.50

F. T. MARINETTI

Indice

DISTRUZIONE
POEMA FUTURISTA

Traduzione dal francese in versi liberi

EDIZIONI FUTURISTE

Indice

DI "POESIA"
MILANO—VIA SENATO, 2

1911

POLIGRAFIA ITALIANA (Società Anonima)—MILANO—Via Stella, 9

DEDICA

Indice

1.

INVOCAZIONE AL MARE ONNIPOTENTE PERCHÈ MI LIBERI DALL'IDEALE.

Mare, divino Mare, io non credo, non voglio credere che la terra sia rotonda! Miopia dei nostri sensi! Sillogismi nati morti! Logiche defunte!… O Mare, io non credo che tu malinconicamente t'avvoltoli sul dorso della Terra come una vipera sul dorso d'un ciottolo!… L'han dimostrato i Sapienti, che tutto seppero misurarti, e che tutte scandagliarono le tue onde… E che importa?… Nessun sapiente mai saprà comprendere il verbo tuo di delirio!… Sei infinito e divino!… Me lo giurasti, o Mare, col grave giuramento delle tue labbra schiumanti che va da spiaggia a spiaggia, ripercosso dagli Echi attenti e protesi come vedette in agguato. Me lo giurasti, o Mare, coll'irosa tua voce, che i tuoni furiosamente scandono!

Infinito e divino, tu viaggi, o Mare, come un fiume felice della sua vasta pienezza… Oh! chi potrà degnamente cantare l'epitalamio dell'anima mia che nuota nel tuo grembo immenso?… E le nubi abbagliate ti fanno cenni d'invito allorchè senza sforzo ti slanci nella profondità imperscrutabile degli orizzonti!…

Come un fiume dall'acque lustreggianti

e venate di fiamme,

tu ti slanci, o Mare,

dirittamante là, negli orizzonti!…

Hanno torto i sapienti che lo negano,

poichè spesso ti vidi, in meriggi d'apoteosi,

folgoreggiar lontano come una spada d'argento

puntata contro l'esasperante perfidia

dell'Azzurro implacabile!…

Rosseggiante e crudele io ti vidi,

implacabilmente brandito

contro il fianco carnale

d'una sera d'aprile agonizzante

fra le capigliature demoniache della Notte!…

O Mare!

O formidabile spada atta a fendere gli astri!

O formidabile spada

sfuggita dalle mani infrante d'un Dio moribondo!…

Ed i Tramonti, i sempre diversi Tramonti, sono le sanguinanti ferite che tu apri, o Mare, attraverso il tempo, per vendicarti! per vendicarti!… Che ne dicono i Sapienti? E voi che ne dite, vecchi magici libri, lambicchi eterni, argentee bilance, telescopi obliqui?…. D'altronde, checchè dicano, hanno torto, i Sapienti, se negano la tua essenza divina, poichè solo il Sogno esiste e la Scienza non è se non il triste deliquïo d'un Sogno!

Come un fiume sterminato nell'infinito ti sprofondi, e le flessuose Stelle di zaffiro, in metalliche vesti che palpitano e accendonsi alle pieghe, indolenti si sdraiano sulle tue rive! Intanto gli Astri imperiosi dagli elmi aguzzi di fuoco, agili in lor guaìne di smeraldo, s'ergon sulle tue spiagge, stendendo sui flutti le loro braccia di luce, per benedirti, o Mare che t'avventuri via per le azzurre praterie del cielo, ove spargi il tuo desiderio eterno e la tua folle voluttà!… Radiose vene dello Spazio! Sangue puro dell'Infinito!

Vennero a sgambettare sui tuoi promontorî i Sapienti, marionette ridicole sospese agl'intricati fili delle piogge d'autunno, per esplorarti, o Mare!… Tu non sei, per costoro, se non un misero schiavo senza posa atterrato, senza posa flagellato sulla sabbia dai Venti, carnefici tuoi!…

Non si curano, i Sapienti, de' tuoi singhiozzi, nè della tristezza sommergente degli occhi tuoi… Hanno detto che sei l'idropisia d'un mondo decrepito e che nelle curve della terra t'insinui come gli umori malsani per entro i meandri del corpo umano… Altri ti videro inverdire di fiele, di sanie, di bava, e farti rosso ai crepuscoli…. Dissero che tu, Mare, senza tregua indietreggi lontano dalle spiagge, e vai morendo miseramente disseccato!… Per essi, non sei che una serpe di cesellato oro giallo, che torcesi a guisa di borchia sul messale aggrinzato della terra… Ma che importa?… I martelli e i trivelli della tua voce, sapranno frantumar facilmente le effimere parole!…

Io che t'amo e t'assomiglio… io che credo alla tua divina potenza, canterò la tua marcia trionfale nello spazio che da parte a parte attraversi spiegando scintillanti acque solenni pettinate dai turbini in seno all'Infinito!… Gonfia tu l'anima mia, o Mare, come una gran vela d'oro!… Batti e sommergi, o Mare, coi tuoi flussi e riflussi di porpora e di raggi la desolata spiaggia del mio cuore!…

Innumeri stelle nostalgiche sono discese nella tua maestosa corrente di fiume, e van frugando a nuoto l'ampio orizzonte, e spiano attente il lontano chiaro estuario dalle eterne frescure, per placare il lor cuore dai rigidi nodi di fiamma, per calmare l'ardore delle loro braccia di luce!…

Affrettati, o Mare!… Tori giganti di vapore, dalle groppe monumentali, scendon—li vedi?—indolenti verso le tue rive, trainando gli enormi carriaggi delle Costellazioni!… Vengono a dissetarsi alle tue lucide acque, e dondolan le teste informi sotto le divergenti corna di fumo, e grondano dalle froge innumerevoli mondi che brillano.

Un prodigio? Un prodigio?… Echi sonori, ripercuotete il grido dello stupore e della gioia!… Il gran miracolo, o Mare, s'è dunque avverato? Sì! Sì! Finalmente nelle mie vene ti sento, o turbolento Mare, o Mare avventuroso!… Eccoti in me, come io ti desidero!… Galoppa or dunque, sotto il tuo gran pennacchio romantico di scarmigliate nuvole… inebbriato galoppa nel mio cuor che s'allarga!… Aizza, aizza l'accanita muta delle tue tempeste abbaianti, e coi tuoi lampi le sferza, perchè feroci s'avventino contro le Stelle nemiche!…

2.

LA MIA ANIMA È PUERILE.

O Mare, la mia anima è puerile e strilla e si dibatte per avere un giocattolo!… Dàlle tu le tue barche pesanti e panciute, che vanno in processione simili a preti in gran pompa, alto portando l'albero come l'asta di un palpitante stendardo quadrato gonfio d'oro solare… per divertirla, o Mare, per divertire l'anima mia!

Già mille volte, con tutta la fame del mio sogno gagliardo vi assaporai, lente vele ammainate a metà, vele color di concio, di ruggine e d'ocra, vele più succulente che grappoli favolosi, pendenti dall'alberatura come dalla vigna scintillante di una Terra Promessa!…

A me gli àcini vostri, violacei e trasparenti!

V'invoco per le labbra insaziate

e per gli occhi voraci della mia anima!

Che festa, o Mare, che festa radiosa l'averti tutto in me, liscio, le sere d'estate, con la tua pelle di serpe squamata di crisolito e col tuo ventre roseo, niellato, di lucertola!… Gioia della mia carne! Abbeverarmi io voglio, con delizia, alla freschezza, o Mare, dei tuoi spruzzi volanti e dei granelli di ghiaccio che mi metti alle ciglia… Orgia trionfale dei miei sensi! Afferro la criniera sferzante delle tue onde per cavalcare nuda la loro groppa veemente, fiutando a polmoni aperti un acido e melato odor di velli fermentanti di bionde putredini al sole!…

Mi tuffo a mani giunte, e affondo, agitando le braccia, nella mollezza diafana del tuo seno che ondeggia, per cercare il tuo sangue più fresco nelle verdi tue viscere profonde…

Ah! Ecco, risorgo! Risorgo scrollandomi con agili scatti di reni, fuor della schiuma che ribolle! Olà! Non so che farne, o marinai, dei vostri ramponi, e le vostre boe affonderebbero tutte sotto il peso del mio corpo!… Nel sontuoso orizzonte occidentale meravigliosamente pavesato, senza sforzo m'innalzo—puntando le braccia, che scivolano e s'irrigidiscono— su, da una pietra all'altra, da una sporgenza all'altra, ed a scatti mi rizzo, nudo e tutto grondante, su la cresta del molo!…

Balzo tre volte, e già eccomi in piedi

sul mucchio enorme di coke, che la magia della Sera diamanta miracolosamente!… Ritto, inalbero come in un delirio la mia figura aïtante d'eroe fra i grandi velieri che beccheggiano alla risacca, e fra le lor vele a brandelli sanguinolenti di porpora, che le gru dal fantastico lungo collo metallico laceran d'un gran colpo giravoltante di becco…

Così, così, nudo e tutto grondante,

con la pienezza risonante dei miei polmoni di bronzo,

così io canto, o Mare, la sublime allegrezza

delle tue mostruose spanciate di fiamme e di stelle!…

Empimi il petto, o Mare, del frastuon de' tuoi porti

sonanti come incudini infernali

sotto pesanti martelli in tumulto

che a volta a volta fingono la folgore e il tuono!…

Con alte grida io t'invito, o Mar tentacolare,

o Mar maledetto, a schiacciare

sul tuo seno il mio corpo, teso come un grand'arco

fatto per scoccar l'odio su bersagli invisibili.

Ecco, o Mare, i baci neri d'un condannato a morte,

ecco gli avidi baci di un'amante in agonia,

ecco le mani adunche di un affamato ebbro d'odio!…

Ecco: io afferro il mio cuore a piene mani

così da spremerlo,

per saziar la tua fame e per estinguere

la tua gran sete, o Mare,

abbeverandoti di me!..

Ed ora fra le tue onde versicolori io vedo,

in un gioco abbagliante di fuochi e di specchi,

tutto il passato mio che lentamente affonda!…

Il mio vasto cuore affamato

che un tempo abbaiava alla luna

come un cane, vomitando macigni di voce arrogante

nelle tenebre fonde… il mio vasto cuore affamato

di polpe siderali,

galleggia in balìa dell'onda

come una gonfia carogna, a zampe all'aria,

scortata da sciami rombanti

di grosse mosche verdi…

Io vedo intanto,

nella tua elastica trasparenza,

farsi pallide e rosee, delicatissimamente,

guance molli d'amore di lontane amanti obliate.

Le tue piccole onde sorridono

trotterellando sulla ghiaia…

Così, così a timidi passi io seguivo

il bel sogno fiorito di due verginali pupille

e il riposo del cielo fra labbra innamorate!…

Così io camminavo a passi timidi

nel serico fruscìo delle vesti muliebri,

andando verso l'ardente penombra persuasiva…

Orrore! Imbottita è la spiaggia

di fetide alghe, e vi giacciono

le scorie delle navi, i rottami,

le putrescenti schegge dei grandi naufragi!

O mio Sogno, o mio Sogno tutto in lagrime,

li odi, i vapori che van trascinando

muggiti simili a grandi gesti spossati,

lontano lontano,

verso il vasto al di là degli orizzonti?… E non vuoi tu seguirli, o mio Sogno mortalmente ubbriaco d'Infinito? Più in alto! ancora più in alto! Odi tu le lamentose chiamate della Notte in delirio, e il gocciar delle sue lente lagrime argentee che nelle campane tintinnano?… Non vuoi tu obbedire alla Notte?

O Mare, vasto sepolcro abbagliante, verso di te io tendo le mie braccia, tôrte dal desiderio… O Mare che ti trasformi sotto i miei occhi in un tino gigantesco ove fermenta e ribolle una enorme vendemmia di vecchi mosti sfrenati, io, vacillante e briaco, un'altra volta mi rizzo, nudo e tutto grondante, su la cresta del molo, tra i tuoi fumi ossessionanti d'orgoglio e di Nulla!… Io m'adergo, esaltato, nello sbandieramento regale di questa Sera divina che solenne accompagna il mio funerale!…

Oh! l'ebbrezza angosciosa di gettarmi, o Mare, nel tuo seno, giunte le mani come per pregare! M'immergerò cento volte nella freschezza lucida de' tuoi gorghi carnali, mollemente legati da chiome femminili!

Vedo venirmi incontro

una turba di piccole onde vezzose

dalle braccia fiorite, dai grandi occhi pazzi,

che mi sorridono e folleggiano tendendomi le guance!…

Vedo correre a me

una turba di piccole onde vezzose

che scoppian dalle risa colle lagrime agli occhi

sotto il tuo bacio, allegro Sole,

sotto il tuo bacio d'oro che ratto svanisce…

ed ecco piangono

celando gli occhi fra le braccia ignude,

quando tu destramente fra le nubi t'ascondi!

Io balzerò da un'onda all'altra, fuggendo

lontano dai tronconi delle gomene infrante,

lontano dallo sguardo allucinante dei fari,

scivolando fra le lor braccia grondanti di luce

che senza fine si prolungano,

o Mare, a notte alta,

sulla tua folle ebbrezza di scolaro in baldoria.

Olà! Sei tu ancora, vecchio Sol seminudo,

che passi in un intreccio di lampi

sull'orizzonte?

Ti sei dunque camuffato da Re barbaro?…

Non vedo infatti la tua faccia d'incendio

volgersi in lontananza

sotto una tiara colossale di ebano?

Non vedo infatti oscillare

la tua gran barba dai cespugli di rame?

. . . . . . . . . . . . . . . .

Eccoti, o vecchio Sole, superbamente piantato

su un onagro turchino,

mentre sparisci là giù all'orizzonte,

a gran carriera, inzaccherando

di fuoco e d'ombra l'azzurro.

. . . . . . . . . . . . . . . .

Oh! saprò ben raggiungerti

nuotando con furore di ondata in ondata,

e duemila bracciate mi basteranno certo per afferrarti

vecchio Sol disilluso che fuggi l'orribile Terra!…

Ecco: di qua, di là, dovunque lungo le spiagge,

i preparativi di partenza delle luci febbrili,

che salperanno fra poco verso l'infinito…

Come pirati inseguiti par che s'affrettino

ad ammucchiar su un veliero spettrale,

laggiù alla punta estrema di un promontorio,

grandi, preziose balle di nuvole scarlatte!…

Sono i tesori, sono i gonfaloni disusati

dell'Anima mia!… Dove mai li portate?

Il Mare ha già assorbito

il sangue vermiglio della Sera,

tutto luccicante di pagliuzze d'argento,

ed ora lentamente il grigio cielo incurva

le sue vôlte di cripta funeraria,

ove letargiche Stelle, sospese ancora per un artiglio,

sembrano strani pipistrelli dalle palmate ali d'oro!…

Sinistramente allineate su le banchine cupe, tutte avvolte

in folte brume d'incubo,

le Gru colossali si trasformano

in kanguri fantastici di bronzo, giranti su sè stessi.

I marsupii capaci delle lor pance son pieni

di minuscole ombre,

gesticolanti confusamente, al crepuscolo,

nel fumo degli aliti loro!…

Il Mare, in lontananza, sontuosamente arricchito di tutte le luci cadute dal cielo, va delicatamente mutandosi in un magico deserto dall'auree sabbie ondeggianti che all'infinito si stendono. Ombre violette le increspano, e un vento ingegnoso le squama e le niella con carezzevoli soffi, con lente puerili moine.

Le Gru colossali, kanguri di bronzo allineati sulle banchine, col collo teso sinistramente spiano prede sul mare!… Ed ecco avanzarsi un piroscafo che volge diritta la prua verso di me. io lo vedo ingrossarsi, come una enorme palla, sotto i suoi grandi alberi branditi come lance!… A lunghi passi pesanti s'approssima sotto l'acque movendo le sue zampe immense, simile ad un fantastico dromedario che attraversi, con l'acqua a mezzo il corpo, il roseo guado placido di un Nilo paradisiaco in molli curve irrigante un'ampia prateria del cielo…

Altro non è che un miraggio di questo mutevole mare, dalle chimeriche sabbie d'oro!…

Or nella dubbia luce del crepuscolo, lo strano dromedario s'immensifica, intenebrando la banchina con l'ombra sua che s'allarga… Ai lati della gobba formidabile oscillan lentamente le smisurate saccocce d'una bisaccia nera, ov'io scorgo orecchie colore di rame, alla rinfusa, aguzzate dall'attesa, ritte verso l'orizzonte occidentale… lunghi, fioriti dorsi d'impossibili pecore, fra caftani nerastri… e cataste di gabbie… e fucili lunghissimi, damaschinati, da beduini, alti com'alberi di nave, nella bruma della sera.

Ad un tratto la luna, bianca e succosa di luce,

spaccandosi in mezzo al cielo come una favolosa noce di cocco,

dondola e rotola giù

sul mobile dorso del dromedario.

Urrà! Urrà!… È quello, è quello il frutto

che può saziarmi, il frutto che da sempre

la mia anima invoca

per la sua sete bruciante di viaggiator del deserto!…

Solo io sono, ritto. nudo e tutto grondante su un alto ammasso di coke, e accanto a me, fra dense nebbie d'incubo, le Gru van raschiando lentamente col loro collo di bronzo fatidico le profondità, paurose dell'orizzonte. Il loro gozzo, pieno di tintinnanti catene disfrena a tratti lo spavento bianco de' suoi muggiti lunghi e gutturali di vapore. Allora, allora, come una molla, scatta il mio cuore, in alto…

Tutti i miei nervi acuìti s'esaltano agli effluvi eccitanti del catrame, e a quando a quando s'afflosciano nella fragranza mista—miele dorato e nera liquirizia— dei frutti rancidi o fradici!… Poi, l'odore selvaggio e crepitante del sandalo rilancia verso l'odio e la demenza il mio cuore, ebbro così da morire, che subito balza nel ballo tondo, come un negro piumato che pianga in una rossa ubbriachezza forata da bianche risate…

Più alto, ancor più alto che non le azzurre lagrime e i singhiozzi di cui le campane in lutto vanno impregnando la durezza del paesaggio… più alto, ancor più alto che non le grida strazianti dei piroscafi vôlti alle spiagge lontane… più alto, ancor più alto che non la tosse monotona e i singulti esasperati del vapore… con tutta la risonante pienezza de' miei polmoni di bronzo, la tua potenza immensa, o Mare ingordo, io canto!…

Poichè ormai l'infinito t'appartiene tutto, o Mare pirata, come una preda di guerra, a me vieni dunque, e a saziare la mia fame di polpe siderali su la còncava spiaggia del mio cuore tu versa la porpora trionfale dei tramonti, le costellazioni ambiziose che le loro gemme sparpagliano in stelle filanti di cui s'adorna come di fulgidi nastri lo zenit, e le nubi dai pigri strascichi d'oro, e la nostalgia inconsolata degl'astri pellegrini, e il loro sangue che splende sui calvarî del cielo, e i loro pianti divini, e i loro rosarî di tinnuli raggi!… Tu versa alfine, o Mare saccheggiatore, tutta la grande disperazione del mio bellissimo Cielo dannato, naufragato per sempre nelle fonde tue acque! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ah! Ah! troppo, troppo ho cantato! Or sono affranto! Ho sete… Da bere! Da bere!… Avvicinatevi dunque, bettole galleggianti dalle piccole tende color di vinaccia! Avvicinatevi dunque, canotti panciuti, che andate qua e là offrendo da bere e da mangiare ai marinai, da bordo a bordo, fra il cozzare dei remi e delle voci, nel fragore dei flutti, nell'ombra enorme dei velieri che dolcemente fanno oscillare su di voi l'immenso cielo tutto a chiodi d'oro.

Vuotare voglio i vostri boccali d'argilla, le vostre pinte che hanno forma d'oca e i vostri barilotti rossicci… Da bere! Ancora da bere! Versate!… mentre mangio su questo piatto a colori le vostre buone pietanze con l'uova verdi e rosse di Pasqua salate dagli spruzzi dell'alto mare. Una… due… tre sorsate di vin denso!… Ch'io beva, ch'io beva ancora, prima di riprendere il vasto fiato del mio canto!…

3.

Mövcud deyil
Bu kitab sizin ölkənizdə satılmır. Əgər VPN-ni aktiv etmisinizsə, onu söndürün

Janr və etiketlər

Yaş həddi:
0+
Litresdə buraxılış tarixi:
16 yanvar 2025
Həcm:
110 səh. 1 illustrasiya
ISBN:
4064066072575
Naşir:
Tərcüməçi:
Müəllif hüququ sahibi:
Bookwire
Yükləmə formatı: