Kitabı oxu: «Tempeste»
Ada Negri
Tempeste

Pubblicato da Good Press, 2020
EAN 4064066071493
Indice
A TE, MAMMA
SGOMBERO FORZATO
L'INCENDIO DELLA MINIERA
LETTERA
TERRA
I SACRIFICI
TEMPIO ANTICO
LA «FIGLIA DELL'ARIA»
DISOCCUPATO
ISTINTO MATERNO
IL FIGLIO
ARRIVO
A L'OSPEDALE MAGGIORE
PICCOLA MANO
«TU PUR VERRAI»
UN ANNO DOPO
IMMORTALE
RISVEGLIO
SCIOPERO
FINE DI SCIOPERO
PER LA BARA
NATIVITÀ
VIOLA DEL PENSIERO
L'ORA
È MALATO
TI VIDI IN SOGNO
NON TORNARE
EGO SUM
CANTO NOTTURNO
FANCIULLO
RISVEGLIO FRA I MONTI
VECCHI LIBRI
AMOR NOVO
ALL'ASILO NOTTURNO
SULLA VIA
GLI ULTIMI SARANNO I PRIMI
ORA DI CALMA
BACIO MORTO
L'ULTIMO DUCA
L'EREDE
SORRISI
FRATERNITÀ
CASETTE BIANCHE
INVANO
PAX
EPPUR TI TRADIRÒ....
IL PASSAGGIO DEI FERETRI.
SULLA FOSSA DI GIUSEPPE GRANDI
MATTINATA INVERNALE
LA VEDOVA
IL SOGNO
OPERAIO
ETERNO IDILLIO
SENZA RITMO.
SCONFORTO
ADDIO
I GRANDI
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A TE, MAMMA
Indice
È ver, son forte.—Per la via sassosa
Lasciai brandelli d'anima e di fede;
Pur con superbo piede
Salgo ancor verso l'alba luminosa.
Offersi il petto a tutte le ferite,
I più foschi e implacati odii sfidai;
E ai torturanti guai
Opposi l'energia di cento vite.
Dolorando non mossi un sol lamento
Nulla piega il mio fronte e il mio pensiero.
Io sono forte, è vero,
Io son la quercia che non crolla al vento
E una legge d'amor rinnovatrice
D'uomini e cose ne' miei canti freme,
Eterna, come il seme,
Come il bacio del Sol fecondatrice.
.... Benedicimi, o Madre.—È per te sola
Che combatto, che spero e che resisto.
Quando, col sangue misto,
Il pianto mi fa strozza ne la gola,
Quando sento fra orrende, avide spire
Nel tenebror dibattersi la mente,
E la virtù possente
Che m'infiamma le vene è per morire,
Ti guardo, o Madre.—E così fiera e grande
M'appari, ne l'eretta e statuaria
Fronte di solitaria
Cinta di bianche ciocche venerande;
Così pura mi sembri, ne la calma
Intemerata de' tuoi anni estremi,
Tu che i mali supremi
Provasti un giorno, e l'agonie de l'alma;
Tanta luce ti splende ne le chiare
Pupille e tanta dignità nel viso,
Nel gesto e nel sorriso,
Ch'io mi sento per te rinnovellare:
Carne de la tua carne io ridivento,
Forza de la tua forza, o Santa, o Vera:
Rivive in me l'altera
Quercia selvaggia che non crolla al vento.—
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SGOMBERO FORZATO
Indice
Miseria.—La pigion non fu pagata.—
A rifascio, nel mezzo de la via,
La scarsa roba squallida è gettata.
Quello sgombero sembra un'agonia.
La tenebrosa pioggia insulta e bagna
Il carro, i cenci, i mobili corrosi
Dal tarlo, denudati, vergognosi.
V'è un'anima là dentro che si lagna;
E il letto pensa al disgraziato amore
Ch'egli protesse, e che le membra grame
Di due fanciulli procreò a la fame,
O del tugurio maledetto amore!...
E scricchiola fra i brividi: Chi il dritto
Diede a la donna schiava e mal nudrita
Di crear per un bacio un'altra vita
D'angosce?... amor pei poveri è delitto.—
Sotto la pioggia il carro stride.—Dietro,
Un operaio scarno, a fronte bassa,
Segue la sua rovina.—Ei muto passa,
Ombroso il guardo, e non si volge indietro:
E a lui presso è la donna, la piangente
Lacera donna, con due figli.—E vanno
Senza riposo, e dove essi nol sanno,
E la pioggia gli sferza orrendamente:
Un austero dolor che par minaccia
Per entro ai cenci ammonticchiati freme,
Freme nel carro che cigola e geme.
Nei quattro erranti da l'emunta faccia:
Quella guasta mobilia denudata
Che in mezzo al fango a l'avvenir s'avvia.
Quella miseria che ingombra la via
Sembra il principio d'una barricata.
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L'INCENDIO DELLA MINIERA
Indice
La profonda caverna è a mille metri
Sotto la terra.
Nei pozzi e fra gli scavi, erranti spetri,
Vanno per la prigion che li rinserra
I minatori.
Son cinquecento: han lampade e picconi,
Corde e martelli.
D'aspre fatiche indomiti campioni
Son cinquecento, muscolosi e belli
Come guerrieri:
Niuno di lor varcò i trent'anni ancora,
E spose e figli
Li attendon là, dove nel sol s'infiora,
Dagli abissi lontano e dai perigli,
Il verde eterno.
E via scavando con gigante lena
Van dentro il masso
È la forza plebea che si scatena
Contro la fredda maestà del sasso
Selvaggiamente:
E rode, sventra, abbatte, invola, strazia,
Vandalo atroce,
Piovra succhiante che mai non si sazia;
Ma spian gli abissi l'attimo feroce
De la vendetta;
E l'attimo suonò.—Scoppia una lampa
Risponde un tuono.
La gran corrente del grisou divampa
Con guizzo orrendo e formidabil suono
Tutto è perduto.
Per l'âtre forre e le crollanti vôlte
Fumosa e rossa,
Fra gli urli de le vittime stravolte.
Qual serpe che si snoda in una fossa,
La fiamma sale.
*
Sale e distrugge; e sotto l'immane vampa edace
La profonda caverna diventa una fornace.
Morti e morenti ammucchiansi; si sfasciano le travi;
Son ruggiti di belva giù in fondo ai ciechi scavi,
Son castelli di fiamme, son rimbombi di frane,
È l'inferno che s'apre su quelle teste umane.
Ma soccomber non vogliono i vivi ancora!... avvinto
È il lor corpo a la vita con delirio d'istinto.
E corrono per gli antri, disfatti, scamiciati,
Come dèmoni erranti per abissi infocati,
Con le bluse a brandelli, con l'orbite schizzanti:
S'arrampicano ai muri, convulsi, sanguinanti,
Volendo l'aria, l'aria!... la gaiezza del sole,
La libertà dei venti, il verde delle aiuole,
Dei magnifici azzurri la purezza infinita,
Tutto ciò che è respiro, che è vita, vita, vita!...
Oh, quella vita schiava trascinata nell'ombra,
Trascinata nei pozzi che fumo o polve ingombra,
Quella vita inumana, senza raggio nè fiore,
Quella vita di cieco, quella vita d'orrore,
Essi adesso la vogliono, la vogliono!... E le mani
S'aggrappano a le rocce con movimenti insani
Le bocche cercan aria ed ingoiano fumo:
La terra nera è fatta di sangue e polve un grumo:
Tutto cade e si sfascia, tutto è morte e maceria
Dovunque è la terribile follia de la materia:
La fiamma scende e sale, e folleggia e gavazza,
E sul carnaio infame divampando sghignazza.
D'odio omicida è fatta: e stride a le ruine
Con rabbia insazïata di vincitrice: fine.
*
.... Tutto passò.—Domani, a cento a cento,
Saran portati al sole, informi e muti,
Con tumulti d'angoscia e di spavento
I resti dei caduti:
Su le membra staccate e fumiganti
Imprimeran lo stigma del dolore
Mille bocche febbrili e singhiozzanti,
Mille bocche d'amore.
Poi, gettata sui carri a la rinfusa,
Fra spiegate bandiere e veli bruni,
La turba funeral sarà rinchiusa
Ne le fosse comuni:
Poi, su le fosse, calerà l'oblìo.
Splendide rose e pallidi giacinti
Sorgeran come al bacio d'un Iddio
Dai corpi degli estinti;
E steli e spiche di robuste messi
D'umani succhi turgide e superbe;
E nel verde dei mirti e dei cipressi,
Ne l'umidor dell'erbe,
Ne l'innocente palpitar dell'ale.
Ne l'ampia folla libera e serena
L'onda rifluirà calda e vitale
De la gioia terrena.
.... Ma i figliuoli dei morti, oh, triste, inane
Gente!... cresciuti a stenti ed a squallori,
Diventeranno per un soldo e un pane
Anch'essi minatori.
E ad uno ad uno scenderan nell'ombra:
E forse un giorno, dentro i negri scavi
Ne la caverna smisurata e ingombra.
Al suon di colpi gravi,
Inciamperan ne l'ossa d'un parente.
Al subito tremor d'intima guerra
Si curveran le fronti, e sordamente
Cadran le picche a terra.
.... O razza, o razza conculcata e ignava;
Cui nulla giova l'esser bella e forte,
Se null'altro sai far che darti schiava.
Meglio per te la morte!...
Viva l'incendio che bruciando annienta
Le tue lacere vesti e la tua fame,
Viva l'incendio che all'ignoto avventa
Le tue viscere grame;
Che, per un'ora almen, su te raccende
La sterile pietà di chi non soffre,
Che fatica e dolor, tutto ti prende,
E pace e sonno t'offre!...
Viva l'incendio che al felice, assiso
Di fronte al sole, urlando va: Ti desta:
De' tuoi sogni d'amor lascia il sorriso,
Lascia le sale in festa:
Scopriti il capo: al suolo, al suol reclina
Le tremanti ginocchia e il volto smorto:
Sul lavor, tra le fiamme e la ruina,
Il tuo fratello è morto!...
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