Kitabı oxu: «Sonetti»
Cesare Pascarella
Sonetti

Pubblicato da Good Press, 2020
EAN 4064066071639
Indice
LI PAJACCI.
LA TRAGEDIA.
ER SERPENTE A SONAJI.
N'USANZA NOVA.
ER FAUSTO.
ER LOMBETTO .
LA GINNASTICA EDUCATIVA.
IO... E L'ASINO MIO.
LA SOCIETÀ DE L'ASFITICHI.
LE FORZE.
LA MUSICA NOSTRA.
LI BIJETTI DE VISITA.
L'ALLUSTRASCARPE FILOSOFO.
LI PRINCIPII.
'NA PREDICA DE MAMMA.
ER CORTELLO.
LI GIORNALISTI.
ER TRASPORTO FUNEBRE.
ER TERNO.
ER MAESTRO DE NOTO.
I.
II.
III.
LA COMPARSA.
I.
II.
ER CALLISTA.
I.
II.
LA CORSA DE LE BIGHE A VILLA BORGHESE.
ER VINCITORE.
ER PERDITORE.
PICCOLO COMMERCIO.
I.
II.
LE CORONE PE' LI MORTI.
LA CORONA DE LATTA.
LA CORONA DE FIORI FRESCHI.
ER FATTACCIO.
I. COME FU.
II. L'OSTE.
III. DAVANTI A L'OSPEDALE.
IV. ER VETTURINO.
V. UN ANNO DOPO.
COSE DER MONNO.
I.
II.
III.
ER MORTO DE CAMPAGNA.
I.
II.
III.
IV.
V.
LA SERENATA.
I.
II.
III.
IV.
V.
VILLA GLORIA.
I.
II.
III.
IV.
V.
VI.
VII.
VIII.
IX.
X.
XI.
XII.
XIII.
XIV.
XV.
XVI.
XVII.
XVIII.
XIX.
XX.
XXI.
XXII.
XXIII.
XXIV.
XXV.
LA SCOPERTA DE L'AMERICA.
I.
II.
III.
IV.
V.
VI.
VII.
VIII.
IX.
X.
XI.
XII.
XIII.
XIV.
XV.
XVI.
XVII.
XVIII.
XIX.
XX.
XXI.
XXII.
XXIII.
XXIV.
XXV.
XXVI.
XXVII.
XXVIII.
XXIX.
XXX.
XXXI.
XXXII.
XXXIII.
XXXIV.
XXXV.
XXXVI.
XXXVII.
XXXVIII.
XXXIX.
XL.
XLI.
XLII.
XLIII.
XLIV.
XLV.
XLVI.
XLVII.
XLVIII.
XLIX.
L.
LI PAJACCI.
Indice
Si me ce so' trovata, sor Ghetano?
Quanno vennero giù, stavo lì sotto!
Faceveno er trapeso americano;
Quanno quello più basso e traccagnotto,
Facenno er mulinello, piano piano,
Se mésse sur trapeso a bocca sotto,
Areggenno er compagno co' le mano.
Mentre stamio a guarda', tutt'in un botto
Se rompe er filo de la canoffiena,
Punfe!, cascorno giù come du' stracci.
Che scena, sor Ghetano mio, che scena!
Li portorno via morti, poveracci!
Sur sangue ce buttorno un po' de rena,
E poi vennero fora li pajacci.
LA TRAGEDIA.
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Fanno ar Quirino 'na tragedia in prosa
Che si la vedi, fio, te fa terrore.
Er fatto è quasi uguale ar «Trovatore»,
Ma er fatto proprio, è tutta un'antra cosa.
C'è er prim'omo ch'è l'asso! L'amorosa
Quanno che parla te commove er core,
E c'è er tiranno che ar terz'atto more,
Perché la prima donna nu' lo sposa.
C'è un assarto: uno solo contro sei,
C'è l'amoroso che diventa matto,
E c'è 'na guerra tra cristiani e ebrei.
Ma c'è la chiusa poi dell'urtim'atto,
Quanno che lui s'ammazza e ammazza lei,
Che, te dico, m'ha proprio soddisfatto.
ER SERPENTE A SONAJI.
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Dove? Lì ar bussolotto a la Stazione?
Nun ce volevo annà', ma poi ci agnede.
Co' du sòrdi me presi er posto in piede
E me méssi a sentì' la spiegazione.
Dice: — Signori, faccino attenzione,
Che si mai quarchiduno nun ce crede,
Er serpente sta drento a quer cassone
E mo, signori, je lo faccio vede'.
E dopo d'avé' fatto un po' de scene,
Lo cavò fora da li su' bagaji.....
Sia che me s'aggricciassero le vene,
O sia che a me la vista me sbarbaji,
Er serpente lo veddi proprio bene,
Ma non potetti vede' li sonaji.
N'USANZA NOVA.
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Diceva Nino, che er padrone ha detto
Che c'è un'usanza nova uscita fora,
Che sarebbe de scrive' a 'na signora
Sur ventajo de lei quarche versetto.
Per esempio: — Ci avete un ber visetto E chi ve guarda a voi se n'innamora! Oppure dice: — Voi siete l'aurora! — Come per dire un atto di rispetto.
E dice, che diceva er mi padrone,
Che si er versetto nun valesse gnente
Vale la firma sotto a l'iscrizione.
Sarà! Ma pe vedé' proprio si vale,
Io si avessi da fa' firmà' sta gente
Me farebbe un ventajo de cambiale.
ER FAUSTO.
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C'è un vecchio che diventa un giovenotto,
Che se venne la vita a Farfarello,
Che je dà la sorella d'un fratello,
Che lui ce casca innamorato cotto.
'Na festa, se lo porta a beve' un gotto
For de Porta, (c'è sotto er macchiavello!)
Piffe e paffe, se sbatteno ar duello,
E er fratello, se sa, ce va de sotto.
Der rimanente a me me fece spece,
Perchè, qualora lui l'aveva offeso,
Nun doveva fa' mai quello che fece.
Io, ner caso de quelli che cantaveno,
Invece der duello, avressi inteso!
Li cazzotti, percristo, furminaveno.
ER LOMBETTO.
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Appena che s'accòrse che la gente
Se n'era accòrta, butta la spilletta;
E, come un razzo, pîa giù pe' Ripetta
E daje a fugge' com'un accidente.
La gente appresso. Lui come che gnente
Pîa pe' la Scrofa, va a piazza Fiammetta,
Passa li Coronari, la Vorpetta,
San Tomasso in Parione... Finarmente,
Quanno che stiede lì a l'Agonizzanti,
Agnede pe' svortà'; ma sfasciò un vetro
E cascò, sarv'ognuno, a faccia avanti.
Lì le guardie je córsero de dietro,
L'acchiapporno, je messero li guanti
E lo portorno dritto in domo-pietro.
LA GINNASTICA EDUCATIVA.
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Noi faremo accusì: lei venga puro,
Che lei vedrà si è vero quer ch'ho detto;
Lei venga, studî, appoggi, e stia sicuro
Che diventa un ginnastico perfetto.
Perch'io comincio cór levaje er duro:
Poi j'allargo li muscoli der petto,
E quanno è er tempo che sarà maturo,
Je fo pià' er volo come a un ucelletto.
Ché si lei mi frequenta la ginnastica,
Co' du' mesi di studio e di lezione,
Io lo fo diventà' de gomm'elastica.
Che poi, qualora avesse fantasia
De volesse formà' 'na posizione
Pô fa' pure er pajaccio in Compagnia.
IO... E L'ASINO MIO.
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'Na vorta 'no scurtore de cartello,
Dopo fatto un Mosè ch'era un portento,
Je disse: «Parla!» e lì co' lo scarpello
Scorticò sur ginocchio er monumento.
Io pure mo ch'ho fatto st'asinello
Provo quasi l'istesso sentimento;
Ma invece d'acciaccallo cór martello
Lo licenzio co' sto ragionamento:
Fratello! In oggi, ar monno, senza ciarla,
Starai male dovunque te presenteno,
Dunque, per cui, si vôi fa' strada, parla.
E parla!, ché si parli, sur mio onore,
Cór fisico che ci hai, come te senteno,
Si tu parli, te fanno professore.