Kitabı oxu: «La messa di nozze; Un sogno; La bella morte»
Federico De Roberto
La messa di nozze; Un sogno; La bella morte

Pubblicato da Good Press, 2021
EAN 4064066071837
Indice
LA MESSA DI NOZZE.
I. L'arrivo del “Senegal”.
II. Il convegno.
III. Sul lago.
IV. Il rito.
V. L'addio.
UN SOGNO.
LA BELLA MORTE.
I.
II.
III.
IV.
LA MESSA DI NOZZE.
Indice
I.
L'arrivo del “Senegal”.
Indice
Alle tre, quando la campana annunziò la fine della lezione, il professore Domenico Perez non lasciò liberi, come avrebbe dovuto, i suoi discepoli. Spiegava da due ore un atto dell'«Edipo Re» e non voleva interromperlo. Dominando con la voce ferma e severa i moti d'impazienza della classe, andò avanti per un'altra diecina di minuti, sino alla fine; poi pronunziò la frase sacramentale:
— Basterà per oggi.
Appena uscito nel corridoio, in compagnia degli alunni più diligenti che gli rivolgevano ancora domande intorno alle cose udite, si vide accostare da Baldassarre, il bidello.
— Signor professore, c'è un signore che lo aspetta.
— Chi è?
— Non ha detto il nome.... Dice che è venuto da Firenze apposta per lei.
— Da Firenze?... Dov'è?
— L'ho fatto accomodare nella sala di convegno.... Vi è rimasto un pezzo a dormire, sul divano!... Prima di sonare la campana sono andato ad avvertirlo; allora è sceso giù nel cortile!... Ha un'aria.... una cert'aria....
Perez sorrise vedendo la smorfia con la quale Baldassarre intendeva esprimere l'aria dello sconosciuto, e s'affacciò dal ballatoio. Non distinguendo nessuno in mezzo alla folla degli scolari sciamanti giù per la corte, discese le scale; sull'ultimo ripiano, scorgendo il visitatore che pareva appostato per attenderlo al varco, — una figura alta e smilza, un paio di gambe lunghe chiuse in calzoni strettissimi, una faccia magra tagliata da due baffi chiari uncinati — esclamò:
— Bertini!... Ma come? Sei tu, Lodovico?
— Sono io.
— Senza avvertirmi?... Senza scrivermi una parola?... — soggiunse, buttandogli le braccia al collo e baciandolo con grande effusione sulle due guance. — Non importa; grazie egualmente!... Che piacere!... Sai che non ci vediamo da Valsorrisa?... Quant'è? Due anni!... Quando sei arrivato?
— Da un'ora.
— E sei venuto per me? Che bravo! Andiamo via! Sono libero. Sono tutto per te. Quanto ti tratterrai?
— Riparto stasera.
— Come? — protestò l'altro, fermandosi, tra stupito e crucciato, sul punto di varcare il portone del Liceo. — Ma niente affatto!... Dopo due anni che aspetto questa tua visita, vieni per mezza giornata? Che dico? Per qualche ora appena!
— Non posso fermarmi di più.
— Hai da fare? Che hai da fare? Non ammetto pretesti! Ti sequestro. Almeno sino a domani.
— Ti prego di non insistere. Non posso.
Perez gli fermò addosso lo sguardo. Nel primo momento, nella sorpresa del riconoscimento, non aveva fatto attenzione all'aspetto dell'amico suo; ora, udendo quella risposta proferita brevemente, in tono che non ammetteva replica, e rammentando le parole di Baldassarre sullo strano atteggiamento del visitatore, scorgeva realmente qualche cosa d'insolito in lui. Magrissimo era sempre stato, ma d'una magrezza sana, ossea e nervosa; ora il suo viso lungo ed affilato pareva emaciato come dopo una malattia; le tempie, dove i capelli cominciavano a incanutire, eran solcate da vene inturgidite; gli occhi si volgevano intorno esitanti, inquieti, quasi sospettosi; anche il passo era malfermo.
— Sia come vuoi, — concesse Perez, tenendo temporaneamente per sè quelle osservazioni, ma proponendosi di cogliere o di far nascere più tardi l'occasione di manifestarle. — Vieni a casa mia?
— Per fare?
— Niente! Sono libero, ti ripeto; posso dedicarti tutto il pomeriggio. Dicevo così, nel caso che volessi riposarti. Sei all'albergo?
— No, ho lasciato la valigia alla stazione.
— Dovresti essere stanco; ho sentito che ti sei addormentato, aspettandomi.
— Ora sono riposato.
— Va bene; allora verrai da noi a pranzo stasera: è inteso. La mamma sarà felice di vederti. Per il momento vogliamo andare al caffè?
— Grazie; io non prendo nulla.
— Allora.... — fece Perez, un poco imbarazzato, cercando che cosa potesse piacere all'amico; — allora.... montiamo in carrozza e giriamo un poco in città o in campagna?
Solo quell'offerta riuscì gradita all'invitato.
— Andiamo al mare? — propose.
— Dove tu vuoi!... Vetturino!... — chiamò, fermando con un gesto del braccio una carrozza che passava loro dinanzi in quel momento. — Monta su, caro, ti prego.... Vetturino, alla Gettata!... — Poi, accomodatosi nel suo cantuccio, battendo con la mano sul ginocchio dell'amico, esclamò giocondamente: — E così?
— E così? — ripetè l'altro, come un'eco. Cavata di tasca la borsa del tabacco e cominciando ad arrotolare una sigaretta, soggiunse: — Che fai?... Sei contento?... Lavori?
— Lavoro, sì. E tu?
— A che lavori? — insistè l'interrogato, come se non avesse udito la domanda. — Vuoi? — concluse, offrendogli da fumare.
— Grazie! Ti dirò che sono in un periodo di grande fecondità.
Mentre la carrozza attraversava i quartieri popolari, arrestandosi tratto tratto per l'ingombro dei tram, delle automobili, dei legni, dei carri, dei veicoli d'ogni sorta, Perez cominciò a parlare delle sue occupazioni letterarie. Scrittore di commedie prima che insegnante di lettere greche, egli adempiva con tutta coscienza l'ufficio scolastico; ma più che la cattedra lo attirava il palcoscenico, dove aveva raccolto e raccoglieva ancora i premî più ambiti. Quanti ammiravano in lui l'artista geniale, l'arguto dipintore dei costumi contemporanei, non riuscivano a spiegarsi come egli potesse essere anche un dotto cultore delle classiche discipline; in realtà, il giovane aveva sofferto d'un intimo disagio vivendo con la mente, per ragioni di studio, in tempi tanto remoti e disformi da quello nel quale era nato, del quale osservava, intendeva ed amava i caratteri, nella vita reale; ma il disagio era finito, e le due occupazioni si erano conciliate, perchè l'amore della modernità gli aveva impedito di isterilirsi nel fanatismo del passato e gli aveva fatto ricercare ed intendere nelle antiche letterature solo ciò che vi resta di veramente vivo, di eternamente giovane e fresco. Proprio in quei giorni, dopo una vivace polemica sostenuta con un Tedesco erudito e pedante, egli aveva concepito l'idea d'un saggio intorno alle «Forme letterarie fossili», e nell'esporre all'amico gli argomenti coi quali si accingeva a sostenere la propria tesi, si animava ed accalorava: piccolo, vivacissimo, tutto fuoco, roteava gli occhi e mulinava con le braccia come sostenendo un assalto contro avversarî invisibili, bucava l'aria con l'indice disteso come per trapassare da parte a parte gli autori incriminati.
— Nel mondo della creazione artistica, come nella natura vivente, le specie appariscono, vivono più o meno a lungo e poi dànno luogo ad altre più o meno diverse. Il poema e la tragedia hanno fatto il loro tempo come gl'ittiosauri e i teromorfi; sono finiti con gli elmi e gli scudi, coi manti e le corone: roba da museo. Al giorno d'oggi che i re, quelli che restano, portano il cappello a cencio e le scarpe con le gomme, e i militari si vestono di grigio per non lasciarsi scorgere da lontano, e gli eroi si trovano, quando si trovano, nel corpo dei pompieri o tra i casellanti delle strade ferrate, non vi sono altre forme possibili che il romanzo o la novella e il dramma o la commedia. Il naturalista ricostruisce con senso religioso i formidabili giganti della fauna antica, ma non nutre la folle idea di richiamarli in vita. Io m'inginocchio dinanzi a Sofocle, ma rido di chi presume mettere al mondo nuovi «Edipi». Le commedie nostre saranno benissimo semplici coccodrilli, e se vuoi umilissime lucertole a petto dei colossi antidiluviani; ma la colpa non è nostra se quegli stampi sono andati distrutti.
— E le tue commedie nuove?
— Tre, mio caro; non meno di tre: omne trinum.... E tre casi di adulterio, uno dopo l'altro! I critici e i commissarî dei concorsi governativi mi lapideranno, ma il pubblico verrà a sentire. Non dico ad applaudire. Può darsi benissimo che mi fischi di santa ragione; ma la colpa sarà stata mia, non dell'argomento. Non ne conosco altri che appassionino tanto le platee, perchè nessun altro offre una così intima associazione del comico col drammatico, e se vuoi col tragico, ma nel senso moderno della parola. La nostra civiltà ha preteso disciplinare l'indisciplinabile, quel sentimento che il mito antico, più accorto, aveva simboleggiato in un fanciullo, bendato per giunta, cioè due volte cieco, doppiamente irresponsabile. Il matrimonio, l'unione eterna e indissolubile, è il più bel tentativo di correggere la realtà, di realizzare l'ideale; ma la natura, che noi disconosciamo, si prende giuoco di noi, scombussola i nostri piani, sconvolge la nostra vita. Dico la nostra, e non la loro, della gente coniugata: perchè, sentimentalmente, la situazione è la stessa, sia nelle giuste nozze, sia negli amori liberi. Quante volte hai giurato ad una donna, con tutta la sincerità del cuore, con tutto il convincimento della volontà, che l'ami unicamente, che l'amerai sempre? E quante volte, con quanto dolore, ti sei accorto dell'inganno?
Bertini, rivoltatosi bruscamente, buttò via la sigaretta non ancora finita di fumare; poi, raddrizzatosi sul sedile incrociò le braccia e chinò il capo. Perez, senza aspettare risposta alle domande espresse non tanto per curiosità di sapere quanto per bisogno di affermare, riprese:
— La poesia ha inventato l'anima sorella, l'anima gemella, che andiamo cercando, che presto o tardi incontriamo e che allora ci prende tutti per sè; ma la natura, quando crediamo di esserci assortiti con la creatura predestinata, ce ne sospinge dinanzi, un bel giorno, a nostra insaputa, un'altra che ci piace di più, che ci par fatta per noi meglio dell'altra, che distrugge il prestigio dell'altra, che vogliamo e dobbiamo ottenere, a qualunque costo, a costo di morirne, salvo a ricrederci ancora una volta, quando ci troviamo esposti ad una terza seduzione ancora più forte, o semplicemente diversa. Sai che lo ha detto anche Napoleone: il matrimonio non è istituzione fondata su leggi di natura, e Balzac lo ha scritto in fronte alla sua «Fisiologia». La natura non vuole amori unici ed eterni; esige anzi, per il conseguimento dei suoi fini, il più gran numero di amori. Noi siamo come i germi che essa sparpaglia a milioni di milioni per l'aria, sulla terra, nelle acque, per moltiplicare le probabilità che s'incontrino e si fecondino e si schiudano in nuove forme di vita. Uomini e donne, tutti quanti siamo, nonostante i nostri codici scritti e la nostra morale intima, che altro facciamo, io ti domando, se non cercarci per sedurci, se non sfoggiare ed accrescere le nostre doti per suscitare il più gran numero di desiderî dai quali deriveranno il più gran numero di accostamenti? Perchè mai tu scolpisci le tue statue, ed io scrivo le mie commedie, e il nostro Natali dipinge i suoi quadri, e Luigi Albani compone le sue musiche, se non per abbagliare queste signore con l'aureola della gloria? E queste signore perchè mai passano metà della loro vita dalla sarta e dinanzi allo specchio, se non per fulminarci col fulgore della loro bellezza? In tutti i loro rapporti, in quelli che sembrano più innocenti, uomini e donne non fanno altro che scherzare col fuoco: la fedeltà dei mariti, delle mogli e degli amanti è un miracolo altrettanto grande quanto la preservazione di una santabarbara fra il grandinare delle granate.
— L'albergo di Francia è in questa via?
L'oratore si sentì così bruscamente interrotto nel bel mezzo dell'argomentazione da quella domanda, che per un momento rimase senza parola.
— L'albergo di Francia?... Qui siamo sul corso Vittorio Emanuele; l'albergo di Francia è nella via Cavour.
— Passiamo di là, se non ti dispiace.
— Vetturino, per via Cavour.... Ma sai che sei un bel tipo? — esclamò poi, fra crucciato e sorridente. — Mi fai sgolare senza darmi retta, e non mi narri nulla di te, delle cose tue! Perchè hai trasferito lo studio a Firenze?
— Per finire il monumento a Mazzini: te lo scrissi.
— Un tempo non potevi lavorare fuori della pace di Promonte.... Come sta tua sorella? Il dottore tuo cognato? I tuoi nipotini?
— Stanno bene, grazie.
— Che desiderio di tornare lassù! Bisogna che scriva alla signora Laura. Il tuo monumento, dalle figure che ne ho viste sui fogli illustrati, è una bellezza. So che vi hai lavorato molto; forse troppo? Sei un poco affaticato?
— Un poco.
— Si vede. Te lo volevo dire. Non sei stato sofferente?
— Un poco.
— Perchè non ti riposi? Perchè non ti fermi con noi? Ti prometto di farti divagare. Hai qui tanti ammiratori! E non poche ammiratrici, sai? Ecco l'albergo di Francia. Ferma, vetturino....
— No! no! — protestò vivacemente Bertini, trattenendo col braccio il braccio dell'amico, ed ordinando poi al cocchiere, con voce breve: — Via!
E mentre la carrozza trascorreva dinanzi alla facciata dell'albergo, vi fermò lo sguardo, rivoltandosi a guardarvi anche dopo che l'edificio fu oltrepassato.
Perez era rimasto in silenzio, non comprendendo.
— Se ti decidessi a restare — riprese poi, tanto per dire — non ti consiglierei quest'albergo, nè gli altri del centro. Sono i più frequentati dalla gente danarosa, ma c'è troppo frastuono intorno. Dovresti andare all'«Hôtel Monsalvato», sul Colle d'Elsa, a quattrocento metri sul livello della baraonda cittadina; è un incanto.
— Forse andrò in Val d'Aosta, dai Mauri.
— Ah, i Mauri! Che brava gente! Vi andrò probabilmente anche io, quest'ottobre. Sai che Aurelia è sposa?
Allora il discorso si volse sul tema degli amici comuni. Quantunque neanche ora Bertini fosse molto loquace, Perez non volle sforzarlo con osservazioni che potevano riuscire indiscrete. Serbava inappagata la curiosità di sapere che cosa lo occupasse, perchè mai avesse voluto esaminare la facciata e passare a rassegna le finestre dell'albergo di Francia. E continuò a discorrere per due, evocando i ricordi d'altri tempi; quando, giunta la carrozza sulla Gettata, in faccia al mare, Lodovico lo interruppe ancora una volta:
— Vogliamo passare dal semaforo, se non ti dispiace?
— Non mi dispiace niente affatto. Ma prima di tutto, scusa, che vuoi farvi, al semaforo? Aspetti telegrammi col telegrafo senza fili?
Un ambiguo sorriso, un sorriso veramente strano, increspò le labbra di Lodovico.
— Forse!
— E poi, perchè non l'hai detto prima? Il semaforo non è al mare, è sulla collina di San Rocco.
— Andiamo sulla collina.
— A San Rocco!
La carrozza prese un'altra direzione, e la conversazione dei due amici, o piuttosto il monologo di Perez, anch'esso. Ora lo scrittore dimostrava allo statuario, con un senso di compiacimento, l'enorme sviluppo preso dalla città industre, i quartieri sorti come per incanto sul lido orientale, verso la cinta delle vecchie fortificazioni.
— Guarda quante ville e quanti fumaioli!... Vedi quelle caserme? Sono le case degli operai: il primo tentativo di risolvere seriamente questa parte del gran problema sociale.... Un borgo marinaro sulla riva, un rione industriale dalla parte opposta: in mezzo la città vecchia che si va rinnovando! Vedi quella selva di antenne? È il porto....
— Sapranno al semaforo — domandò a un tratto Bertini — a che ora arriverà il «Senegal»?
— Ma come? — esclamò Perez, con aria di stupore. — Volevi salire fin lassù solo per questo? Ma gli arrivi dei piroscafi sono annunziati alle Messaggerie! C'è di meglio: basta passare dalla Vedetta!... Vetturino, torna indietro. Alla Vedetta marittima.
Ancora una volta la carrozza cambiò rotta. Perez restò un pezzo in silenzio aspettando che il suo compagno dicesse qualche cosa; poi, vedendolo assorto, con lo sguardo vagante per il panorama della città, domandò a bruciapelo:
— Aspetti un amico, con questo «Senegal»?
Lo stesso sorriso, sottile e falso, spuntò sulle labbra dello scultore.
— Sì!
— Chi, se è lecito?
L'interrogato non rispose subito. Mosse il capo con un breve atto d'imbarazzo, lo volse a guardare dietro di sè, esitante e sospettoso; poi, afferrata la mano di Perez, proferì:
— Lo saprai fra poco.... Non mi chieder nulla, per ora....
Il bidello non s'era ingannato: c'era qualcosa di molto strano nell'aspetto di Bertini, un pensiero molesto che corrugava la sua fronte e fermava il suo sguardo, una inquietudine che rendeva nervosi i suoi minimi gesti. Perez rispettò la preghiera; non interrogò, non disse più nulla, mentre la carrozza rotolava sordamente sull'inghiaiato della riviera Margherita, domandando solo a sè stesso da che parte del mondo veniva quel piroscafo, quale persona restituiva in Italia che stesse tanto a cuore a Lodovico. Una donna, probabilmente? La vita intima dello scultore era stata sempre molto mossa: egli aveva nutrito passioni gagliarde e tempestose. Non era più giovane, certo; doveva ormai aver varcato la quarantina. L'aveva varcata senza meno: due anni addietro, a Valsorrisa, non ne aveva annunziato l'arrivo imminente? Ma per una natura appassionata come la sua, non era ancora l'età della rinunzia; era anzi la più pericolosa. Proprio a Valsorrisa, nelle poche settimane che vi avevano trascorse insieme, non si era infiammato per la bella signora Lariani? Poco dopo, nell'autunno, era andato improvvisamente a porre il suo studio a Firenze, per finire — aveva detto — il monumento a Mazzini: verità, o non piuttosto semplice pretesto? Cominciata infatti a Promonte e destinata a Palermo, perchè mai quell'opera doveva esser compiuta proprio in Toscana? Qualche grossa novità era sopravvenuta nella vita dell'artista: nonostante il suo silenzio, Perez ne aveva pur avuto qualche sentore, aveva udito parlare di una signora, una straniera, per la quale l'amico suo doveva aver fatto una nuova passione. Forse costei aveva dovuto lasciarlo, era andata lontano, ed ora tornava a lui? Ma nel suo aspetto, nelle sue parole, non c'era la gioia, se pur trepida e ansiosa, di chi aspetta una persona cara; c'era l'inquietudine, l'ambascia, una specie di paura....
— D'ordinario, i postali dall'Africa arrivano nel pomeriggio?
L'improvvisa domanda distolse Perez dalle sue riflessioni.
— Non lo so, — rispose, comprendendo confusamente che dall'Africa Lodovico non poteva aspettare un'amante. — Ma ti caverai la curiosità fra due minuti. Stiamo per arrivare.
La carrozza si era messa al passo, per la rampa di Bevagna. Lo scultore non levava gli occhi dall'immensa distesa delle acque, liquido smeraldo sotto le balze della costa, d'un azzurro carico come inchiostro più oltre, fino all'estremo orizzonte.
— Ecco la Vedetta.
Scesero entrambi dinanzi al gabbiotto di legno dipinto di verde, con pretese da chiosco orientale. Dall'uscio socchiuso si scorgeva un cannocchiale girevole sopra un treppiedi piantato nel centro del bussolotto. Una tabellina di lavagna, sull'entrata, portava scritto col gesso: «Il piroscafo Senegal arriverà oggi alle ore 17».
Bertini, consultato l'orologio, osservò, come parlando tra sè:
— Dovrebbe essere in vista.
L'uomo di guardia rispose:
— Sissignore. Già si scorge a occhio nudo. Guardi in direzione della punta di Platania.
Lo scultore si accostò alla ringhiera che correva lungo l'orlo della balza e vi si afferrò con tutt'e due le mani sprofondando lo sguardo nella direzione indicata. Perez guardò anch'egli verso quel punto, ma non distinse nulla. Ad occidente era tutto uno sfolgorio d'oro, nel cielo dove il sole rutilava, nel mare dove l'immensa scaglia del suo riflesso si stemperava tremolando.
— Lodovico! — gridò a un tratto Perez, riportando lo sguardo verso il compagno e vedendolo talmente piegato sulla ringhiera, che un altro poco e sarebbe precipitato nell'abisso. — Lodovico, bada!... Non facciamo scherzi!...
L'altro si ritrasse, guardando gli scogli della riva sottoposta, bruni e brulli a fiore delle acque smeraldine.
— Quanto sarà alto?... — disse. — Trenta metri?... Quaranta?... Temi che non sarebbe igienico tuffarsi in mare da qui?...
Senza rilevare la lugubre facezia, Perez rispose con un'altra domanda:
— Dove vuoi andare, ora?
— Vorrei andare al porto, ma non in carrozza. Congeda il vetturino.
— Come ti piace.... Ecco fatto, — soggiunse, dopo aver pagato la corsa. — Andiamo?
Mentre la carrozza se ne tornava in città dalla parte alta, essi discesero la china. Bertini si voltava tratto tratto, guardando il mare della Platania, dove una nubecola di fumo rivelava ormai la corsa del «Senegal». Perez restò ancora un poco senza dir nulla; a un tratto, prendendo il braccio dell'amico, con voce di dolce rimprovero, esclamò, piano:
— Allora, senti, io non crederò più che tu sia venuto per i miei begli occhi!... — E ancora più piano, con tono di affettuosa confidenza: — Chi aspetti?... Che hai?...
Bertini si fermò, si tolse il cappello passandosi la destra sulla fronte, se lo ripose in capo con un gesto brusco, poi disse:
— No, Domenico; non sono venuto per te.... Sono venuto da te perchè non posso sentirmi solo, in quest'ora d'angoscia; perchè ho bisogno di udire una voce fraterna, di appoggiarmi ad un braccio sicuro....
— Eccomi qua!... — esclamò Perez, chinandosi verso di lui, offrendogli il braccio, che egli prese un momento e poi lasciò. — Che posso fare per alleviare la tua pena? Non dirmene nulla, se ti costa....
— Mi costa tacere!... Ho bisogno di gridare!... Perdonami se non ti ho dato retta.... Ma ti ho udito bene, sai! Certe tue proposizioni mi hanno fatto fremere, tanto parevano dette per me: tutto quanto hai enunziato, a proposito dei tuoi lavori, intorno all'amore, al matrimonio, all'adulterio....
Pronunziò questi nomi con voce vibrante, stridente, quasi acre, come se gli scottassero le labbra; poi, dopo una pausa, più tranquillamente, ma anche più dolorosamente:
— No, che non c'è differenza, quando si ama, fra le unioni che il mondo giudica libere, e quelle che sanziona con le sue leggi! Quando pare che nessuna legge ci governi, il cuore impone le sue, e sono le più ferree.... Guarda, — soggiunse sopra un altro tono, esitando, fermandosi, rivoltandosi verso l'amico: — Guarda.... come farò a spiegarti la situazione in cui mi trovo?... C'è una donna che m'appartiene, perchè si è data a me, perchè mi sono dato a lei, perchè ci amiamo, perchè tale è la sua e la mia volontà: va bene?... Ora questa donna, mia da tre anni oramai, il cui possesso io mi sono assicurato con la fedeltà più cieca e l'adorazione più devota, che mi è rimasta anche lei fedele strenuamente, sinceramente; questa donna, oggi, stasera, fra qualche ora mi tradirà. Fra poco, prima di notte, quando sarà giunto il «Senegal», questa donna cadrà fra le braccia di un altro, all'albergo di Francia: capisci? Io sono qui per vedere arrivare questo «Senegal», per passare sotto le finestre di questo albergo dove l'infamia sarà consumata. Nè io, nè tu, nè alcuno può nulla per impedirlo: nulla, capisci? Io posso fare una cosa sola, quella che tu m'hai consigliata: restarmene qui, fino a domani. Questo sì, posso farlo. Posso scendere, anzi, all'albergo di Francia, precisamente; cercare anzi di avere una camera attigua alla loro, passare la notte lì, dietro l'uscio che ci dividerà. Eccolo, quel che posso fare, se tu persisti a trattenermi!
Perez non disse verbo, turbato dall'espressione quasi iraconda con la quale Lodovico aveva proferito le ultime parole. La conferma, improvvisamente ottenuta, delle sue supposizioni intorno alla natura tutta sentimentale delle inquietudini dell'amico non gli procurava il più piccolo compiacimento per la propria perspicacia, tanto il caso si rivelava grave. Molte domande gli salivano alle labbra: «Perchè ti tradisce?... Non t'ama più?... Vi siete lasciati?... Chi arriva col «Senegal»?...» ma l'altro non gli diede il tempo di formularle. Facendoglisi accosto con un nuovo moto di confidenza, riprendendo a parlare con voce ancora grossa, ma più pacata, riprese:
— Capisci ora perchè me ne vado? Capisci che stanotte non posso restar qui, che ho bisogno di sentirmi portar via, non importa dove, col treno più rapido che mi trascini il più lontano possibile? — E ad un moto di Perez, che si era rivoltato per interromperlo: — Che cosa vorresti dirmi? Che debbo rassegnarmi, se non c'è da far nulla? Eh, lo vedi: mi rassegno!... Hai temuto che volessi buttarmi in mare?... Non aver paura!... Non sarei venuto a cercarti, se avessi voluto spiccare il salto!... Non ho armi addosso: prova un po'; non sono venuto per ammazzare nessuno.... Niente ammazzamenti, se anche quella donna fosse mia moglie.... Noi non siamo di quelli che ammazzano, nè le mogli nè le amanti, è vero?... Perchè si ammazzano anche le amanti, è vero? non le sole mogli!... Ah, come hai ben detto che non c'è nessuna differenza, per il sentimento, fra l'unione libera e il matrimonio! Se questa donna fosse mia moglie, io non potrei infrangere il vincolo coniugale in un paese come il nostro che non ammette il divorzio; potrei infrangerlo altrove; ma divorziato o separato, forse che soffrirei più di quanto soffro adesso, per aver perduta la creatura che fu mia, che volevo mia?... Se fosse mia moglie, vedi, e sapessi che oggi, qui, in quest'albergo, ella avesse un convegno con un altro uomo.... se fosse mia moglie, ecco, non potendo assassinare nè lei nè lui, non dovendo ammazzarmi, non volendo chiamare un commissario e due guardie che frenerebbero le risa accertando la mia disgrazia, qual altra cosa potrei fare, se non quella che faccio: spiare l'arrivo dell'uomo che viene a portarmela via, aggirarmi per i luoghi del loro incontro, immaginare, antivedere, non veder altro con gli occhi della mente fuorchè i loro abbracciamenti, e quando l'infamia starà per compiersi fuggire, fuggire, fuggire?...
— No, scusa! — proruppe finalmente Perez, non appena la voce di Bertini perdette qualche cosa della sua veemenza; — scusa, non crederò mai che, marito o amante, un uomo nella tua condizione non possa far altro! Come hai scoperto che sta per tradirti?
— Non l'ho scoperto! Me l'ha detto lei stessa!
— E tu non hai parlato, non hai pregato, non hai ingiunto, non sei riuscito a trattenerla? E chi è costui che viene dagli antipodi a portartela via? Un tuo predecessore, naturalmente? Un primo amante a cui ora ritorna? No?... Ma non l'avrà mica sedotta per lettera o per mezzo degli annunzî economici di qualche giornale! La conosce? Come la conosce?
Lodovico si voltò a guardarlo, con espressione di stupore e d'impazienza, quasi non potendo spiegarsi come mai l'amico non comprendesse.
— È suo marito.
Perez ammutolì. Avrebbe voluto domandare: «Perchè non l'hai detto prima? Perchè non l'hai detto subito? Come potevo sospettarlo, se parlavi della possibilità che fosse tua moglie?...» Gli pareva che il narratore fosse stato reticente, che avesse posto una specie di studio nel mantenere, nel prolungare l'equivoco. Ma non si sentiva di rimproverarlo, vedendolo tanto eccitato, in preda ad un così angoscioso tormento.
— Ah, suo marito!... — ripetè soltanto, sommessamente, meccanicamente, dopo che entrambi ebbero mossi lunghi passi senza dire una sillaba. — E tu non lo conosci? — soggiunse dopo un altro silenzio.
— Non lo conosco, non credetti neppure che esistesse, quando la incontrai. Era un marito così lontano, invisibile, introvabile! Viveva nell'Africa australe, in uno Stato nuovo, mezzo barbaro, quasi selvaggio, lo Stato libero della Stanlesia, dove era andato ad ordinare l'esercito, lasciando quello inglese, a cui prima apparteneva. Mi parve sul principio che un marito di questa fatta fosse un personaggio da pochade, inventato per coonestare una situazione illegale, per attribuire un padre putativo a creature innocenti....
— Vi sono figli?
— Ve ne sono due, ma il più grandicello era ed è in collegio a Calcutta; io ne conobbi uno solo, il piccolino che ella aveva seco.
— A Valsorrisa? — domandò rapidamente Perez, ripensando alla Lariani, che Lodovico aveva corteggiata lassù.
— A Valsorrisa: te ne rammenti?
— E come! La signora Rosanna Lariani?
— Lei.... — confermò il dolente, così piano che Perez comprese piuttosto dal moto del capo che dal suono della parola.
— È dunque lei la straniera di cui mi avevano parlato!... Sarà certamente più conosciuta col nome del marito?...
— Harrington, sì.
— Ma, in verità, allora non mi parve....
— Tu andasti via troppo presto, — riprese il narratore, senza lasciargli esprimere il suo pensiero; — partisti pochi giorni dopo il suo arrivo, non sapesti quel che seppi di lei, da lei stessa. Nessuno la conosceva. Mi narrò la storia complicata del suo matrimonio con questo capitano inglese, diventato di botto colonnello nella Stanlesia, dove ella aveva seguito il padre, ingegnere italiano emigrato anche lui per cercare lavoro nelle miniere di laggiù, ai primi tempi della costituzione di quello Stato.... Nessuno la conosceva a Valsorrisa; nessuno poteva confermare o smentire quella narrazione, il romanzesco episodio del loro incontro sotto la tenda, mentre il padre di lei agonizzava, assassinato da un minatore cinese; il cavalleresco aiuto offertole dal colonnello in quella terribile circostanza, la salvezza che il matrimonio propostole ed accettato era stata per lei, orfana e sola in mezzo ad un mondo ignoto ed ostile. Dovevo credere che ella avesse lasciato questo marito laggiù a causa del clima? Che costui si contentasse di vederla durante i pochi mesi di permesso che quel Governo gli accordava ogni quattro anni?... Chi ha conosciute donne italiane che hanno sposato ufficiali inglesi al servizio della Stanlesia, e che se ne rimangono in Europa, andando e venendo dall'Inghilterra in Italia e dall'Italia in Inghilterra, vagabondando per le stazioni climatiche, senz'altra compagnia tranne quella di un bambino?... Ma sì, ma sì: vi fu un momento in cui credetti di aver da fare con un'avventuriera! Non mi costa dirti la nuda e cruda verità, dopo averla detta tale e quale a lei stessa!... Ella mi diede la prova del mio inganno, ed il rimorso degl'ingiuriosi sospetti cominciò a stringermi a lei. Prima era stato desiderio, appetito, ammirazione professionale per la sua bellezza statuaria. Poi fu stupore e fascino per la singolarità della sua persona morale. Hai mai sognato di trovare una donna a cui poter dire tutto, capace di comprendere tutto, di scusare le tue debolezze, di perdonare i tuoi difetti, di ammettere la fatalità delle tue colpe, di amarti nonostante le tue infamie? Una donna che si mostri a te come tu ti mostri a lei, senza veli, fino all'ultimo fondo del cervello e del cuore? Dev'esser proprio vero che la parola ci fu data per nascondere i nostri pensieri, tante sono le menzogne piccole e grandi che andiamo spacciando, anche quando crediamo di essere più sinceri, per apparire più belli, più leali, più generosi, più amabili. Sì, lo hai detto: noi lavoriamo continuamente all'opera di seduzione; ma non soltanto con gli sforzi dell'ingegno e gli artifizî della toletta; ma anche, e più, con la mascherata del sentimento. Ed hai mai pensato che forse solo gli amanti criminali, le coppie delle prostitute e degli assassini si conoscono quali sono realmente? Noi, nella nostra società timorata e pudibonda, c'incontriamo, ci uniamo, restiamo più o meno a lungo congiunti, e ci lasciamo conoscendoci meno di prima. Nessuno riesce a leggere nell'altro, perchè ciascuno si studia di nascondersi. Quando il grave abito della menzogna ci opprime, quando vorremmo buttarlo via, la paura di scoprirci dinanzi a chi resta protetto, di disarmarci dinanzi a chi resta agguerrito, ci fa sopportare la maschera della finzione, la cappa dell'ipocrisia. Ora, con questa donna, dopo quarant'anni di bugie dette alle altre ed a me stesso, io ho potuto essere finalmente sincero. Più che con lei, con me stesso. Ora, questa volta, la prima volta, ho visto un'anima nuda. E non credere che te ne voglia tessere l'elogio, da innamorato, da cieco. Ho visto le sue bruttezze, sai, e non sono poche. Ma forse ella non ne è responsabile; forse la vita dura, un'esperienza precoce, infinitamente rara alla sua età e nel suo sesso, l'ha fatta così. Non è una scuola di idealità lo spettacolo della lotta per l'esistenza, tra la schiuma della emigrazione europea in Africa, nelle miniere della Stanlesia, con la febbre dell'oro, la follia delle ricchezze, la cecità della fortuna, lo scatenamento di tutti gl'istinti peggiori. Forse ella sarebbe stata un'altra, se non avesse perduto bambina la mamma sua, se il padre non l'avesse condotta seco laggiù, se non fosse vissuta in mezzo ad una natura primitiva e ad una umanità imbestialita, se non avesse dovuto difendersi armata mano contro la concupiscenza di qualcuno, che non potendo comprarla con un pugno di diamanti, tentava di sottoporla per forza di muscoli.... E poi, quand'anche ella portasse dalla nascita i suoi difetti, potrei io esser severo con lei dopo averle rivelato la feccia del mio pensiero e del mio sentimento? Io e tu e tutti quanti siamo, non abbiamo i nostri torti ed i nostri vizî? Una bellezza rara e divina riscatta i suoi: la schiettezza, la sincerità, la semplicità con le quali si è svelata....