Kitabı oxu: «Poesie e novelle in versi»
Ferdinando Fontana
Poesie e novelle in versi

Pubblicato da Good Press, 2020
EAN 4064066068363
Indice
MILANO
A ANTONIO GHISLANZONI
SCUOLA MODERNA[1]
LIRICHE
LA FORMA E L'IDEA
NOJA LETTERARIA
LETTERATURA DISONESTA
VERITAS, VANITAS!
LE DEMOLIZIONI
IN MORTE DI EMILIO PRAGA[1]
ANACREONTE
EVO MEDIO
IL SECOLO DI PERICLE
A TAIDE
LA NOTTE DI SAN SILVESTRO
LA SENAVRA[1]
IN ALTO
CIRCOLO
A FULVIO FULGONIO
LA CHIESETTA DEI MORTI
A UNA DONNA INTELLIGENTE
IL DÌ DEI MORTI
PER IL SANTO NATALE
CORAGGIO!
DITIRAMBO
PER UNA SUICIDA
QUANDO?
ARS, ALMA MATER
DE MINIMIS.
MORS TUA, VITA MEA
FLECTAR, NON FRANGAR
MELODIA
SEMINARE E RACCOGLIERE
IL MARE CANTA
EN ATTENDANT
A UN CALENDARIO AMERICANO
ACQUA DEI MONTI
IN CORPO DI GUARDIA
ULTIMA RATIO
DIES.
MERIGGIO
SERA
NOTTE
CITTÀ ITALIANE
NAPOLI
CAGLIARI
SOCIALISMO
EPISTOLA
NOVELLE IN VERSI
ACQUA E FUOCO
A FELICE UDA
II.
FUOCO
MASTRO SPAGHI
II.
IV.
V.
VI.
VII.
X.
XI.
XII.
XV.
POESIE
E
NOVELLE IN VERSI
MILANO
Indice
1877.
A ANTONIO GHISLANZONI
Indice
SCUOLA MODERNA[1]
Indice
AD ANTONIO GHISLANZONI, DEDICANDOGLI IL LIBRO.
Alla tua nota satira
Chi porse l'argomento?
Forse i carmi d'un giovane
Da pochi giorni spento?[2]
Forse il Torso di Venere O il Düalismo ardito, Che una Musa propizia Dettava a un erudito?[3]
Non già!…. Dalle tue laudi
Fu consacrato il primo;
Tu lo sapesti scegliere
Dal medïocre limo; [4]
All'altro degli stolidi
Soltanto il volgo indegno
Oggi contrasta il fervido
Estro e il robusto ingegno.
Forse dell'Inno a Satana [5] Ti spaventò il concetto? No!…. Che tu abborri i vincoli Che strozzan l'intelletto, E so che, quando mediti, Ti ribelli ai confini, Al pensier del filosofo Imposti dai cretini.
È ver, talora il genio
Ama le forme strane,
Ma il pensator sa leggere
Nelle sue cifre arcane,
E sa discerner l'enfasi
Del verso che non crea
Dal balenar fantastico
D'una sublime idea.
Spesso il cantor d'Ofelia,
Col labbro d'uno stolto,
Strambi concetti mormora
Ed è di nebbie avvolto,
Ma sempre, come folgore
Che irradia la tempesta,
Risplende tra le nebbie
L'olimpica sua testa….
Evvia!…. se qualche Bécero,
Nelle invalide carte,
Pallia coll'artificio
La mancanza dell'arte;
Se con grottesche immagini
Pochi grulli impotenti
Cercano un vieto elogio
A mal composte menti;
Se nella solitudine
Dove ti sei rinchiuso
È giunto qualche cantico
Di giovinetto illuso.
Se un impudente o un ebete
Parlando in metro oscuro
S'imbranca colle vecchie
Che dicono il futuro;
Deh!…. non armar la cetera
Colla mordente corda!
Carni di imbelli vittime
Il verso tuo non morda!
Frena, romito Antonio,
La beffarda parola;
Non dir che pochi stolidi
Son la moderna scuola!
Serba ai pedanti, agli arcadi,
Lo scherno e l'ironia;
Taglia pei dorsi elastici
Le vesti in parodia;
Non fornir armi ai deboli
Che temono di noi
E che verranno a irriderci
Cantando i versi tuoi.
Pensa che ai pochi giovani,
Che vedon l'ardua meta,
Il ben d'un raro plauso
I grami giorni allieta….
E che il maggior cordoglio
Che contristi i gagliardi
È di sentirsi mettere
Col volgo dei codardi.
[1] Questi versi vennero già pubblicati in risposta ad una poesia del signor Ghislanzoni, dallo stesso titolo, nella quale l'egregio umorista avea preso a far la satira di certi sedicenti innovatori letterarii. Più die a rispondere al signor Ghislanzoni, questi versi intendevano a metter in chiaro la differenza che passa fra costoro e quelli che operano con vero ingegno.
[2] Emilio Praga.
[3] Due splendide liriche di Arrigo Boito.
[4] Il Ghislanzoni fu il primo che incoraggiò l'ingegno di Praga. Quando questi pubblicò la sua Tavolozza, l'eminente critico, parlandone in un giornale cittadino, dava principio al suo articolo colle seguenti parole: "Finalmente, abbiamo un poeta."
[5] L'Inno a Satana, di Giosuè Carducci.
LIRICHE
Indice
PREFAZIONE AI MIEI VERSI
Esser pöeti è legger nei futuri
Giorni; è spaziar nel cielo delle indagini
Condannate dai timidi cervelli;
Esser pöeti o sentirsi maturi
Quando nel sangue bollono i vent'anmi;
È ridere di tutto, esser ribelli
Alla gloria e agli affanni.
Esser pöeti è librarsi giganti
Sull'universo e, in sè raccolti, vivere
Animati da incognita scintilla;
È accogliere del par sorrisi e pianti,
Inni e bestemmie, rantoli e vagiti;
È scrutar con impavida pupilla
I misteri infiniti;
È piangere col vinto e coll'afflitto,
Nè al forte, al vincitor, negare il plauso,
Nè armar la cetra d'una corda sola;
È comprender la colpa ed il delitto,
Laudando il sacrifìcio e l'innocenza;
È cantar tra un bicchiero e una carola
Il chiostro e l'astinenza.
Prisma novello, col pensiero, i mille
Raggi dell'universo in sè raccogliere
E mutarli in cadenze e in armonie;
Poi fra le genti seminar scintille,
Fatali incendi suscitando intorno,
Turbando il cranio alle persone pie…
O illudendole un giorno!
Esser pöeti è salir sovra un monte,
Di notte, quando il ciel di stelle è fulgido,
E, in estasi, esclamar: "Credo! V'è un Dio!"
E inginocchiarsi, e chinare la fronte,
Ripieno il cor di mistica paura…
Poscia negarlo o metterlo in oblio
Discesi alla pianura!
Esser pöeti è viver d'illusioni
Che sull'Eterno Nulla il piede appoggiano;
È celiar con sè stessi e con coloro
Che vi sanno ammirar nelle canzoni;
È accettare, negando, il Bene e il Male;
È desiare la miseria e l'oro,
La reggia e l'ospedale.
Esser pöeti è tentar l'ocëano
Della vita; è svelarlo; è, ansanti, correre
Dietro un caro idëal…. cui non si crede!
È comprender del tutto il nulla arcano,
E, d'ogni cosa quaggiù disperando,
Trovare ancora entusïasmo e fede
Per vivere cantando.
Esser pöeti è abbandonarsi ai sensi;
È compendiare un secolo in un distico;
È mutar l'alimento del mattino,
A vespro giunti, in voli eccelsi, immensi….
E, invero, questi versi sono usciti
Dalle vivande o dal preteso vino Che l'oste m'ha imbanditi.
LA FORMA E L'IDEA
Indice
(A EMILIO PRAGA)
La forma son le tenebre,
E la luce è l'Idea;
La Forma è il rito, il simbolo
Del pensiero che crea;
Il pensiero è l'Iehova
Dei veggenti profeti
Che parla dai roveti.,
E la Forma è Gesù.
La Forma è la parabola,
La Forma è il pane, è il vino,
È l'orto, il bacio, il Golgota,
È la Croce, è Longino;
E il pensiero è l'assiduo
Svolgersi del crëato,
Cui spiegar non è dato
Alle menti quaggiù!
Eterna lotta!…. Scorgere
L'Idea!…. Vedere il sole!…
E disperar d'esprimerlo
Con possenti parole!
Nelle affannose veglie
Concepir l'universo….
E alla foga del verso
Non saperlo svelar!
Dietro un fatal connubio
Il cervello si stanca!….
Giunge lo sposo al tempio,
Ma la sposa vi manca;
Egli, il Pensiero, l'évoca
Colla voce pietosa….
Ma la Forma, la sposa,
Non si reca all'altar.
Ahi!…. Talora nel cranio,
Indarno affaticato,
Disperando, un terribile
Dubbio m'è balenato!
Pensai che forse esistono
Idee sì vaghe e arcane
Che invan le menti umane
S'attentano a scolpir!
Forse passò fra gli uomini
Il sommo dei pöeti
Fra la schiera dei mutoli
E degli analfabeti….
E, forse, il suo silenzio
Fu incompresa epopea,
In cui sfuggì l'Idea
Della Forma il martîr!
Ah!…. Perché, dunque, struggerti,
O povero cervello?
Contro la Forma, il despota,
Sorgi, schiavo rubello!
Non ti curar degli uomini!
Vivi in te stesso e pensa!….
La tua melòde immensa
Non rivelar che a te!
Chiuso nel tuo silenzio
Ogni idïoma oblia!
Del tempo e dello spazio
Comprendi l'armonia!
Ogni idïoma e frivolo
A esprimer l'Universo!
Nato a servire un verso
Il mio pensier non è!!
Evvia!…. Sorridi, Emilio!….
Sorge nel Ciel l'aurora,
E, solitario, io vigilo
Sulle mie carte ancora!
Stolto!…. Giuro il silenzio,
E ti favello intanto!….
Stolto!…. E rileggo il canto
Che la mia man notò!
Emilio, io voglio illudermi!
Sono troppo felice!
Mi risveglio da un'estasi
E il pensiero mi dice:
"Stretto è il fatal connubio!
"Chiudi gli occhi e riposa….
"Questa notte la sposa
"All'altar si recò…."
Milano, giugno 1875.
NOJA LETTERARIA
Indice
Favello a voi, cui ferve la scintilla
Dei febbrili entusiasmi nel cervello;
Favello a voi, dentro il cui sguardo brilla
La balda gioja d'un pensier novello!
Favello a voi, che, frammezzo alle genti,
Vecchi a vent'anni, in silenzio passate,
Colla pupilla vólta ai firmamenti
E colle mani alle reni appoggiate.
Favello a voi, cui nota è l'armonia
D'ogni cosa creata, e cui son noti
Cogli entusiasmi la melanconia
E gli sconforti; a voi favello, iloti,
Dannati a conservar la stessa creta
Leggendo dentro ai secoli venturi;
Dannati a scorger la splendida meta
Dietro le grate di carceri oscuri!
Favello a voi, per cui dolore e gioja,
Pari al lampo, non duran che un istante,
E che desiate, per fuggir la noja,
Un'angoscia od un gaudio incessante;
Favello a voi, che vivete com'ebri
D'un arcano licor sovra la terra,
Ed avete un uncino nei cerébri
Che l'Universo nei suoi moti afferra!
Noi siam mendíchi, a cui la gente antica
Le briciole lasciò di lauta mensa;
Viviam di stenti e il genio s'affatica
Dietro una turba di fantasmi immensa.
Gli antichi Numi, ispirator dei carmi,
Son morti nel sogghigno universale;
La Natura ci annoja; il suon dell'armi
Ne spaventa; ridiam dell'idëale;
L'amore è un campo in cui non resta zolla
Da fecondare; senza scrosci è l'ira;
Il nostro corpo e una corteccia frolla,
Mentre la mente a nuovi cieli aspira.
E nuovi cieli, splendidi, profondi
Come lo spazio, immaginar n'è dato….
Ma dall'estasi, a cui traggonci i mondi
Senza cifra, un poëta non è nato!
I nostri canti son feti già morti;
Sono la serpe che la coda addenta;
Son l'urna ove troviam pochi conforti
E la febbre che i giorni ne tormenta.
Noi li cantiamo a noi stessi soltanto,
E all'ultimo levita siamo eguali,
Che, derelitto nel suo tempio santo,
Celebrerà da solo i ritüali….
E non ci resta che cingere i fianchi
Col bigiastro mantel del pellegrino,
E correre la terra erranti e stanchi,
E abbandonarci ad un pazzo cammino….
Milano, luglio 1875.
LETTERATURA DISONESTA
Indice
A CESARE TRONCONI [1].
Que la muse, brisant le luth des courtisanes,
Fasse vibrer sans peur l'air de la liberté;
Qu'elle marche pieds nuds, comme la verité.
ALF. DI MUSSET.
Dunque perchè le pagine
Noi modelliam sul vero;
Perchè neghiam di battere
Ogni volgar sentiero;
Perchè volgiamo intrepidi
Le pensierose fronti
Alla più vasta cerchia
Di splendidi orizzonti;
Dunque perchè l'indagine
I nostri libri ispira;
Perchè i costumi ipocriti
Ci fanno schifo ed ira;
Perchè, toccando l'ulceri,
La nostra man non trema.
D'insultatori un popolo
Ci scaglia l'anatema!?
Scosso all'ingiusto oltraggio,
Tu ti contristi e piangi:
Nelle dolenti veglie
Fremi e la penna infrangi;
E, forse, al melanconico
Ingegno tuo tu chiedi
Se un mondo immaginario
È quel che ascolti e vedi!
Me pur gli insulti colsero
Dei grulli e dei perversi,
E, inesperto degli uomini,
Un tempo anch'io soffersi..
Allor pensai che inutile
Pazzia sono i miei canti,
Che un vano desiderio
È il vincere i pedanti!
E mi tentò, nell'aride
Mie notti d'apatia,
La vile idea di scegliere
Men faticosa via;
E, a tesser panegirici
Alla Morale e a Dio,
Nel branco delle pecore
Giurai d'entrare anch'io!
Evvia!…. Sorridi!…. Il fascino
Della verace Musa
Venne a guarir l'insania
Della mia mente ottusa!
E da quel giorno, libero
Da ogni dubbio codardo,
Contro i melensi e gli Arcadi
Io sursi più gagliardo!
E il temerario oltraggio
Come una celia accolsi,
E l'amarezza inutile
Nella risata io sciolsi;
E i profili ridicoli
Di grotteschi figuri
Della mia stanza vennero
A popolare i muri.
Una lanterna magica
Mi rallegrò le notti;
E vidi volti d'ùpupa.
Ventri che parean botti,
E smisurate orecchie,
E code smisurate,
E uno stuolo di scimmie
Da artisti camuffate.
Imitando dei chierici
La vieta filastrocca,
Tutte ad insulse nenie
Aprivano la bocca;
E, mentre mi passavano
Lentamente dinanti,
Un'eco lontanissima
Ne ripeteva i canti:
"Heine e Musset son scettici
"Degni dell'odio umano;
"Giorgio Byron non merita
"Una stretta di mano!
"Con quei che il vero parlano
"Non si discute mai!….
"Se sonvi error, celiamoli;….
"Correggerli?…. Giammai!
"Lasciam che il mondo seguiti
"Le usanze inveterate;
"Che le donne ci aizzino
"A passioni dannate;
"Che le fanciulle uccidano
"I bambini illegali;
"Che le piaghe si coprino
"Con fiori e madrigali!
"L'amor del mondo è soffio….
"Ma guai chi fa all'amore!
"Giusto è che i vecchi imprechino
"Dei giovani al vigore!
"La Società dev'essere
"Il modello dell'Arte….
"Ma noi vogliamo scorgerla
"Soltanto da una parte!
"Perché della famiglia
"Son sante le affezioni,
"Non canterem che bamboli,
"Che madri in ginocchioni;
"Non canterem che Sindaci
"Che porgono l'anello;
"Consulteremo il Codice
"Per giudicare il Bello!
"Per chi dirà che esistono
"Altre fonti di gioja;
"Per chi dirà che a scrivere
"Al par di noi si annoja;
"Per chi dirà con libera
"Parola un'opinione,
"Invocheremo l'indice, "La Santa Inquisizione!
"Su, giovinetti!…. Facile
"Strada v'abbiam dischiusa!
"Crear vorreste?…. È inutile!
"Deve copiar la Musa!
"Deve copiare!…. E il plauso
"Le largiranno tutti….
"E grideranno al genio
"Babbi, mammine e putti!
"Lasciate che combattano
"Per le donne gli stolti!
"Esse non saran l'ultime
"A graffiar loro i volti!
"Le donne sono un popolo
"Mansüeto di schiave….
"Non è d'un cuor di femmina
"Il buon-senso la chiave!
"Su, giovinetti!…. Facile
"Strada v'abbiam dischiusa!
"A magri pranzi assidasi
"L'indipendente Musa!
"Sol nella vita pratica
"Siate veristi!…. Il male, "Fatto con volto ipocrita., "Diventa più idëale!!"
Ahimè!…. Superba Lirica,
L'ali su te ripiega!
Non già tuonar., ma ridere
Mi fe' quella congrega!….
Alle grottesche immagini
Dal letto mio, celiando,
Risposi, amico Cesare,
Coi versi che ti mando:
"Tutto è quaggiù possibile!
"Il tempo è omai passato,
"In cui, fanciullo e ingenuo,
"Mi son maravigliato!
"Degli antichi filosofi
"Or la saviezza imito;
"Alla meta so incedere
"Indifferente e ardito….
"E se color che insultanci
"Bandissero domani
"Che, per pudore, debbano
"Portar le brache i cani,
"Io, nel veder l'eccentrica
"Innovazion morale,
"Continüando a ridere,
"Direi: È naturale!"
Napoli, 16 marzo 1876.
[1] Cesare Tronconi, l'autore della Passione maledetta e delle Madri… per ridere. Cesare Tronconi, il romanziere più calunniato e più vilipeso dagli spigolistri. Ripeto a bella posta il suo nome per risarcirlo in parte della guerra sleale e vigliacca mossagli da alcuni giornalisti, i quali per non dargli voga erano andati d'accordo per chiamarlo l'innominabile…. tout court.
VERITAS, VANITAS!
Indice
Una sera piovosa, äutunnale,
Ora schivando il fango, ora una pozza.
Io seguii la carrozza
Che manda al Cimitero l'Ospedale.
Cimitero e Ospedal son buoni amici
E tengono fra lor conti correnti.
Davver, pochi clienti
Si dan l'un l'altro tanti benefici!
L'Ospedale gli manda i suoi defunti,
E il Cimiter lo paga col dolore,
Che rende infermo il cuore
E fa le donne e i giovinetti smunti….
L'Ospedale gli manda le sue spoglie,
E il Cimiter gli manda i suoi pöeti,
Che in mezzo ai sepolcreti
Tentano col pensier le eterne soglie….
La carrozza che va dall'Ospedale
Al Cimitero, portandovi i morti,
M'ha dati più conforti
Che non millanta libri di morale!
Filosofando, io le cammino allato
E vo pensando a chi dentro vi giace,
E, spesso, mi do pace
Se per caso quel dì non ho pranzato!
La colomba che sopra v'è scolpita
Par che dica, mandandomi un saluto:
"Che giova esser vissuto!
"Che giova il darci pena della vita!"
Or, quella sera, deposte le bare,
Il negro carro era diggià partito,
Ed io, come impietrito,
Restai del camposanto al limitare.
Là m'inchiodava una visione strana,
Di quelle che sa far soltanto il Vero,
E che vede il pensiero
Sol di chi studia la Commedia Umana.
Una vecchia magrissima e grinzosa
S'era posta a seder sovra le bare,
Ed io l'udìa cantare
Una canzon con voce cavernosa.
La solinga megera, gravemente,
S'accompagnava nelle note basse
Battendo sulle casse
Coll'ossa delle gambe macilente.
Elia diceva: "Io son la portinaja,
"E sono vecchia, e di pessimo umore….
"Ma quando ero sul fiore
"Degli anni, allora, ero leggiadra e gaja!
"Quanti baci, quand'ero ancor fanciulla,
"Su queste spalle secche e questa bocca
"Ora, bazza a chi tocca!
"Io vo' morir, che non son buona a nulla!
"Forse, qui dentro, in queste casse bianche
"Han chiuso qualche giovane d'allora,
"Che si tolse all'aurora
"Dalle mie braccia, colle membra stanche!
"Forse, a quel tempo, egli m'avrà adorata
"Come a ventanni un'illusion si adora!
"Il giovane d'allora
"Amore, arte, piacer m'avrà chiamata!
"Chicchetussia dei mille amanti miei,
"Che mi presti la bara a seggiolone,
"Sappi che un'illusione
"Per te, se fosti vivo, ancor sarei….
"E sarei la più triste e la più grama,
"La più steril di pace e d'allegrezza,
"E potrei d'amarezza,
"Non più di gaudio, pagar la tua brama.
"Sappi ch'io sono ancora un'illusione,
"Ma non siccome un dì bella e gioconda,
"Né alla mia treccia bionda
"Chiederesti il profumo e l'oblivione!
"Sappi che piangeresti in mia presenza,
"Perch'io son l'illusion la più inumana;
"La più caduca e vana;
"L'illusion dei sepolcri: l'Esperienza!"
Agosto 1876.